VOLERSI BENE DAVVERO…

“Volersi bene davvero: può durare una vita? Vivere alla giornata o progettarsi tra sogni e realtà, desideri e speranze ferite” Perché quando si comincia che ci si vuole bene e si ha una relazione, se ci si vuole bene davvero, automaticamente nasce la speranza che duri, tant’è vero che certe volte non ci si butta dentro delle imprese perché si ha paura di aprire una cosa che possa finire e siccome la sola idea del termine di una cosa mi dà angoscia, io neanche la comincio. È un meccanismo molto più diffuso di quanto si creda, non solo nelle relazioni affettive, ma in tante cose. È una tipologia umana: di chi ha paura di mettersi alla prova, perché ha paura che finisca, la paura del distacco. Bisogna parlarne perché le ferite della nostra storia affettiva sono importanti, la ferita va presa in mano, aperta, spazzolata, disinfettata. Se c’è la ferita bisogna sanarla altrimenti si rischia di essere di pessimisti cronici.
Entriamo in un tema a me caro: la libertà. È come voler pensare una mano solo dorso o solo palmo: non esiste, la mano è palmo e dorso. La libertà ha almeno due registri: uno è libertà di avere più possibilità, più chances…più negozi, più medici, più preti, avere più possibilità di scelta. L’altro registro è la libertà che si esprime nella fedeltà. Viene a me una persona che è proprio in difficoltà sul piano della decisione, cronicamente, da una vita, non sa prendere decisioni e mi ha detto: ”Io sono su un intercity, il tempo di cominciare ad andare e vorrei essere su un trenino locale, di quelli vecchi; come vado su un locale, muoio di invidia per quelli che mi sfrecciano davanti sull’intercity e non so cosa fare. Ogni volta che doveva prendere una decisione nella sua vita era un dramma, perciò ha trovato una soluzione: non sceglie mai e lascia che gli eventi scelgano al posto suo. Questa persona mi sembra un po’ un prototipo di quello che rischiamo di essere noi, perché se non apprezziamo un’idea completa di libertà, rischiamo di essere tutti in questa condizione.
Credere che la libertà venga fuori nella fedeltà. Un frutto bello dell’amicizia viene fuori dopo cinque giorni che ci conosciamo o dopo che ci siamo conosciuti per una vita? Non avete mai provato che un libro è bello, o un quaderno è bello quando è nuovo, profumato e esce dalla cartoleria, ma anche bello quando è consumato, magari dove è scritta la mia vita? Quello non lo troverò da nessuna altra parte.
Non penserete che quando vi sposerete prenderete una fregatura o pensate che sia anche quello il modo, nell’esercizio della fedeltà, di vivere la vostra libertà?
Il babbo e la mamma che la sera non escono più per andare al cinema o a mangiare la pizza perché è nato un bambino, sono meno liberi o più liberi? Secondo la categoria del nostro mondo rispondono tutti che sono meno liberi, lo diciamo tutti. È lontano dalla cultura di tutti i giorni, affermare che forse, se lo fa con amore, è infinitamente più libera.
Voi credete ai santi o no? Ma Stain, Bonheffer, padre Kolbe, e tutti gli altri, non del calendario, morti nei lager, erano andati via di cervello o avevano trovato qualcosa di esplosivo, che era la libertà nel luogo della massima riduzione della libertà quando ancora siamo in vita. E non hanno espresso una fantasticheria, nella percezione totale, concreta di quella condizione, hanno espresso la libertà. Ma quella esperienza non è diversa dalla mamma che fa un figlio, non va più a mangiare la pizza il sabato sera per un po’ di tempo e non si sogna di dire “Sono meno libera” o “Sono più libera”, perché riuscire ad essere felice per quello che trovo dentro di me, soprattutto nella donazione di qualcosa di importante di me per gli altri, questa è libertà che cresce, sennò sono in balia delle mie voglioline. I supermarket ci mettono tutto lì perché ci fanno venire l’acquolina in bocca e ci fanno perdere l’acquolina in bocca di gustare che siamo liberi.
Chiunque ha fumato sa benissimo la fatica di smettere di fumare, chi fuma, fuma perché non sa dire di no alla sigaretta, se ci si riflette è una tossicodipendenza.
Un tempo si parlava di fioretti, rinuncia a qualcosa, io non avevo ben capito, poi sono cresciuto e ho capito meglio, era un esercizio importante. Un amico frate che non ci vedeva quasi niente, l’unica possibilità erano gli occhiali, faceva l’esercizio di togliersi gli occhiali durante il giorno per vivere la situazione di chi aveva qualcosa che gli mancava e per riprovare la gioia di ritornare a vedere.
È il trovare la libertà dalle cose, sennò c’è la libertà nelle cose. E la sessualità è la stessa cosa, l’affettività ha bisogno di tutte queste cose.
Volersi bene davvero: può durare una vita? Vedete quanti ostacoli ci sono. Durare una vita. Pensate, arrivare alla fedeltà per la vita, la fedeltà a un figlio, la fedeltà all’altro, la fedeltà nell’amicizia.
Perché siamo talmente rincretiniti che l’indissolubilità del matrimonio ci sembra un limite, allora siamo atei. L’indissolubilità ce la dà Gesù Cristo. L’indissolubilità è: “Voglio stare con te tutta la vita. Come si fa?”, arriva Lui e dice: “Ci penso Io”. Allora l’indissolubilità è una camicia di forza o è una marcia in più? Però c’è un piccolo problema, ci vuole la fede. Ecco perché il problema è: o credenti o atei, non è o bravi cristiani o cristiani a metà, è radicale.
È uguale quando vado a prendere la comunione: credo che è un pezzo di pane o credo che è il corpo di Cristo? Tant’è vero che S. Paolo dice nella Lettera agli Efesini: “Lo dico di Cristo e della Chiesa”.
C’è una proposta, è il sottotitolo: non si butta via niente quando si tratta di una felicità possibile, è la riscoperta del dialogo con la fede, con i credenti, il dialogo che noi cristiani dobbiamo intavolare col mondo. Stai cercando qualcosa di più, stai assaporando qualcosa di bello tra te e un altro, una storia d’amore, un fidanzamento, hai il desiderio che duri? Se non sei cretino senti tutta la fragilità, se non sei un illuso cronico, senti che è minacciata, fragile questa cosa, che non è sicura; vuoi renderla sicura? Vuoi che duri? Te la racconto io…e comincia il Vangelo. Gli innamorati, quelli che hanno storie d’amore, quelli che hanno un briciolo d’amore, dovrebbero interrogare il Vangelo e consumarlo pagina per pagina, perché è lì la proposta dell’amore che dura.

Autore: Prof. Franco Vaccari

Tag:, , ,

Inserisci un commento