Ridere, dono di Dio

«Ho un piccolo, tormentoso sospetto, Signore.
Temo che, nell’ultimo giorno, mi rimprovererai per non aver riso abbastanza su questa terra.
Eppure gli spettacoli divertenti non mancano, né scarseggiano gli attori comici volenterosi. Cominciando da me.
Sì, mi accuserai di non aver riso di me stesso.
Della mia supponenza.
Del sentirmi al centro del mondo.
Dell’illusione che tutto dipenda dal mio fare e che il progresso sia in rapporto al mio correre.

Della preoccupazione ossessiva di ciò che gli altri pensano di me.
Del certificato di importanza che mi attribuisco abusivamente.
Delle mie lacrime infantili.
Delle mie angosce… capricciose.
Delle mie paure. Dei miei fallimenti.
Ma mi domanderai conto severo anche per non aver riso abbastanza dei troppi personaggi tronfi e pittoreschi, boriosi e inconsistenti, tonanti e innocui, mollicci e inamidati, pieghevoli e impettiti, appariscenti e vuoti, goffi e ieratici, ingombranti e senza peso reale che dominano la scena del mondo (qualche volta anche religioso).
Individui convinti che la terra ruoti grazie alle loro spinte, che il sole spunti al mattino richiamato dai loro chicchirichì, che il regno di Dio poggi sulle loro spalle, che tutto il sapere sia condensato nella loro smisurata scatola cranica.
“Grandi” che si nutrono di omogeneizzati a base di applausi, inchini e incenso, hanno bisogno di essere tonificati dalla popolarità, e temono la critica più delle pallottole».
«…E poi la mandria sterminata dei cortigiani, turiferari, trombettieri, maestri delle cerimonie, reggicoda, gli adulatori sbavanti, gli uomini del “sì” sempre e comunque, gli organizzatori del consenso.
E quelli che si incaricano di evitare al principe ogni più minuscolo fastidio, specialmente quello della conoscenza della realtà.
E poi le discussioni futili, le polemiche accanite (per le cause più sbagliate), gli sdegni, gli scandali, le proteste “vigorose” (per i motivi più futili), il linguaggio diplomatico, il gergo dei dotti, i consigli degli esperti, le acrobazie dei voltagabbana, le contorsioni dei carrieristi, le facce di tolla degli specialisti del salto in basso, le montagne di discorsi, la slavina di documenti inutili, la frana di “ferme prese di posizione”.
E gli esperti dell’aria che tira, i coraggiosi trascinatori del carro del vincitore, gli innumerevoli iscritti al “partito preso”, i registi degli applausi a comando e i frequentatori inamovibili del palco, – i portaborse e i portasorrisi, i mezzibusti fotografici e televisivi e quelli che pretendono di essere ammirati dalla testa giù giù… fino ai pensieri.
Quale materiale sterminato per provocare il riso, addolcire l’esistenza, spazzar via i nuvoloni neri, compensare le lacrime (vere).
Materiale fornito “provvidenzialmente” e con larghezza dagli uomini di quaggiù, da coloro che si ritengono seri, dagli individui afflitti — scusa — dal “complesso del padreterno Materiale inesauribile e troppo spesso colpevolmente inutilizzato.
Dovrò rendertene conto, Signore…»
«Signore, devo convincermi che la risata liberatrice rappresenta una pratica ascetica fondamentale.
Il riso mi prepara all’eternità scrollandomi di dosso la polvere del contingente, le impalcature traballanti, i monumenti tarlati, le bardature solenni, il trucco e la vernice, le grandezze miserabili, i pesi ingombranti.
Il riso è ridimensionamento di ciò che pretende essere assoluto, demitizzazione impietosa di tutti i divismi, sdrammatizzazione degli incidenti di percorso e dei guai che ci affliggono, correzione delle visioni distorte della realtà, spoliazione delle apparenze, accertamento della provvisorietà, riduzione all’essenziale, tutela della propria libertà (oltre che della dignità).
Signore, probabilmente la terra è una valle di lacrime.
Ma forse non ci siamo ancora accorti che Tu ci hai dato il riso per prosciugarla almeno un po’.
E io temo proprio che quel Giorno non mi chiederai se avrò pianto a sufficienza, ma vorrai accertare se avrò riso abbastanza…
Per caso, i peccati di omissione non riguardano anche il settore del ridere?
L’Apocalisse (21,4), sulla scorta di Isaia (25,8), ci assicura che Tu asciugherai le lacrime dai nostri occhi.
Ma non dice che spegnerai il riso sui nostri volti».

Don Alessandro Pronzato

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