Certificato: i credenti sono meno stressati degli atei

Uno studio dell’University of Toronto afferma che le persone religiose reagiscono meglio ai proprio errori di quanto facciano i non credenti.

Ora che lo dice l’University of Toronto c’è da crederci. Perché la vulgata è diversa, come quella sintetizzata di recente da una vignetta su un giornale nazionale: «Io sono credente» dice uno dei due personaggi del disegno satirico. E l’altro risponde: «Non sai cosa ti perdi».

Ebbene, alcuni ricercatori dell’ateneo canadese hanno scoperto che la religione può risultare un «respingente» che permette ai fedeli di sentire meno l’ansietà nel momento in cui commettono errori. Questo, a differenza dei non-credenti che «pagano» di più i loro sbagli.
Secondo quanto riporta l’agenzia Religion News, gli studiosi canadesi hanno misurato una sorta di «negatività legata all’errore», ovvero la strategia di difesa delle persone di fronte alle proprio mancanze, e l’hanno confrontata con le credenze religiose. 
I risultati – pubblicati sulla rivista Psychological Science – dicono questo: chi è religioso o dice di credere in Dio «dimostra livelli inferiori di attività neuronale legata ad errori». Per contro, gli atei dimostrano «una un’elevata risposta neuronale» e reagiscono in maniera molto più difensiva quando apprendono di aver sbagliato. 
Michael Inzlicht, docente di psicologia all’università di Toronto ed uno degli autori dello studio, conclude: «Questa ricerca ci dice che le persone religiose, che reagiscono ai loro errori con meno stress, possono vivere la loro vita con maggior gusto positivo rispetto ai non credenti e affrontare meglio le pressioni che vengono da un mondo ostile».

Lorenzo Fazzini

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